La Sagra delle Ciliegie e delle Rose: un paese, una storia.

Tra una goccia e l’altra – in un Giugno alquanto inusuale – la 29ª Sagra delle Ciliegie e delle Rose si è conclusa, lasciandoci un po’ di nostalgia ed un’ondata di entusiasmo che, da queste parti, latitava da un po’.
Una seconda giovinezza per questo evento, nato negli anni ‘50 a Macchia di Giarre (CT) per mettere in piazza un prodotto caratteristico delle “campagne macchiesi”.

SAPEVI CHE:   L’abbondante coltivazione di ciliegie nel “fondo della macchia” è documentata già da Diego Costarelli nell’opera Poesie Italiane e Siciliane recitate all’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici nella tornata del 1834. La Novella diceva così “Lu funnu di la Macchia è un situ amenissimu […] Havi circa a  tri mighia di contornu, ed è tutta chiantata di jardini di cirasi […] i quali si produciunu di maravighiusa grandizza, finu a dari un sulu pedi deci cantàra di frutti”.
Una terra ed una tradizione che hanno portato al riconoscimento del marchio DOP “Ciliegia dell’Etna” per il “Prunus avium”, in gergo “Mastrantonio”, ciliegia dal colore rosso brillante, di pezzatura medio-grossa, croccante all’esterno e dalla polpa molto compatta.

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“Prunus avium” o Ciliegia Mastrantonio

La Sagra nasce e mantiene nel corso delle edizioni un legame strettissimo con il folklore siciliano.
Lo stesso logo, che rappresenta due ciliegie vestite con gli abiti tradizionali dei “cantarini”, la dice lunga su quanto imprescindibile sia questo aspetto.
E nel ripercorrere le giornate appena trascorse mi sorprende come rivivere la tradizione possa diventare, ogni volta, un’esperienza nuova come nuove sono le emozioni che riesce a farci provare.
Ho sempre un po’ di nostalgia quando ripenso alle passeggiate con il nonno, insieme a mia sorella, a vedere i carretti in piazza. Non vedevo l’ora di ammirare quei colori sgargianti e quei decori fitti di visi, foglie e forme geometriche, per cui io avevo un debole già diversi anni prima che Dolce e Gabbana ne facessero il loro cavallo di battaglia.
A questo proposito, per chi non conoscesse la tradizione del folklore siciliano o, più semplicemente, l’avesse lasciata per qualche tempo nel dimenticatoio, è d’obbligo attenzionare qualche dettaglio.

Il Carretto Siciliano è un “libro in movimento”.

Nelle loro intricate trame, i carretti, raccontano storie di Santi, nobili gesta dei sovrani e le storie della Chanson de Geste con le imprese di Orlando, Rinaldo, Carlo Magno ed i paladini di Francia.

Ogni parte del carretto è decorata nel dettaglio…anche la parte inferiore!
Spesso potrete osservare, appeso al di sotto della seduta, il tradizionale lume utilizzato dai carrettieri per illuminare la strada nelle ore notturne.

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Ma non finisce qui!
Lo stupore per le decorazioni minuziose del legno e l’incedere dei cavalli ornati con finimenti sgargianti, viene accompagnato, scenograficamente, dai suoni allegri delle orchestrine folk composte, tra l’altro, da alcuni strumenti di antichissima tradizione, quali :

“Friscalettu” è uno strumento musicale a fiato, di origine greca, costruito con l’uso della canna mediterranea. Il suono si presenta acuto o grave a seconda dello spessore della canna. Nella costruzione, viene tagliata la canna tra due nodi e la parte dell’imboccatura viene spesso fatta di legno di pero.

“Tambureddu” il classico tamburello è uno strumento a percussione, di origine antichissima. E’ formato da una membrana di pelle di capretto o di coniglio, stirata e tirata su di un cerchio di legno, il quale, spesso, presenta le così dette “cianciane”. Spesso utilizzato anche come elemento coreografico nei balli eseguiti dai gruppi folkloristici siciliani. 

“Bummulu” è un contenitore di terracotta che nell’antichità veniva utilizzato per trasportare e mantenere fresca l’acqua. Ha la bocca stretta, due manici e si allarga nella parte inferiore formando una “panza”. U Bummulu viene utilizzato negli spettocoli folkloristici come elemento scenografico e musicale. A ritmo di musica viene lanciato in aria per diversi metri e ripreso al volo e, nell’intervallo tra un lancio e l’altro, il  suonatore soffia all’interno del bummulu producendo un suono molto basso. La tecnica per soffiare all’interno del bummulu è molto particolare, in quanto, il suonatore farà all’interno una “pernacchia” che viene amplificata e, per la particolare forma del bummulu che funge da cassa armonica, il suo suono diventa più grave.

Insomma, un’occasione unica per gli amanti delle ciliegie o per chi, semplicemente, vuole tenersi stretti dei ricordi che, anche se attraversati dal mutare dei tempi, ci riavvicinano a quello che oggi non c’è più.
Un’occasione in cui torna in piazza il paese, la gente e, con essa, un fiume travolgente di ricordi che sgorga dalle esperienze dei singoli ma che, nell’insieme, diventa storia.

 

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